Funerali in tempo di quarantena. L’intervista al rappresentante di Outlet del Funerale

Intervista Outlet del Funerale

La morte, mai come oggi, è entrata a far parte del nostro quotidiano. Quell’argomento che fino a qualche mese fa veniva volutamente tralasciato o ignorato dai più, fino a quando “non è giunta l’ora”, ha assunto una rilevanza preminente; non soltanto per il numero di decessi finora registrato durante l’emergenza covid-19 (coronavirus), ma anche per lo stravolgimento di tutte quelle tradizioni e ritualità che accompagnavano la dipartita del congiunto che questa ha comportato.

In questa situazione critica, in cui i decessi sono aumentati in maniera allarmante, si sollevano giustamente questioni che attengono alla sfera professionale di chi è deputato a occuparsi di salme e sepolture, alle modalità con cui si opera ed ai sistemi attraverso i quali viene garantita la salvaguardia di personale, clienti e popolazione.

Il settore delle pompe funebri, come tutti gli altri, è composto da due tipologie di imprese: quelle precise, corrette, che lavorano in trasparenza e le “altre”… Per aiutarci a capire come operano le onoranze funebri al tempo del covid-19 (coronavirus) ma anche comprenderne i retroscena e le zone d’ombra, ci siamo rivolti a Daniele Contessi, rappresentante di Outlet del Funerale, realtà che si è imposta per l’elevato livello di professionalità.

 

Cosa è cambiato nel vostro settore con il covid-19?

Innanzitutto sono sospese le funzioni funebri. Molto spesso non è nemmeno possibile dare l’ultimo saluto al proprio caro. E soprattutto bisogna stare molto attenti: chi svolge il proprio lavoro non deve mettere in pericolo sé o altre persone.

 

Alcuni imprenditori funebri dicono che in questo periodo c’è tanto lavoro, si guadagna poco e si rischia tanto.

Con attività chiuse, persone in cassa integrazione, aziende che non riapriranno, sentire operatori del settore delle onoranze funebri lamentarsi del troppo e del cattivo lavoro… non commento.

 

Imprenditori funebri, no? Perché dice operatori?

Perché spesso si attribuisce il titolo di impresa funebre alle mere agenzie funebri che non organizzano i funerali con propri mezzi e uomini, ma semplicemente li comprano dai centri servizi e li rivendono. Sono il 90% degli operatori.

È evidente che se uno ha pochi dipendenti e in questo periodo li lascia a casa non usandoli per i servizi funebri, non è impresa funebre ma una mera agenzia che rivende i funerali. Senza personale non è possibile fare un funerale. Chi si lamenta del troppo lavoro spesso è un’agenzia, che ha lasciato a casa i propri dipendenti in un momento dove c’è tanto lavoro… Chiedetevi perché si lamenta.

Ovvero?

No comment.

 

C’è il rischio di contrarre malattie durante i vostri servizi?

Sicuramente adesso c’è un rischio superiore, ma è controllabile e procedurizzato. I decessi di persone infettive capitano anche in periodi normali.

 

E allora perché ci si lamenta tanto? E perché tanti imprenditori/operatori funebri si sono ammalati?

Mah… ad essere cattivo direi che è ancora molto diffusa l’illegale abitudine di frequentare troppo da vicino le camere mortuarie e le corsie di ospedali. Non va dimenticato che sono luoghi dove spesso alcuni stazionano per procacciare lavoro e senza professionalità adeguata… ora però non voglio fare polemiche.

 

Anche a Sesto San Giovanni è morto un operatore funebre però.

Non so, noi non operiamo in questo modo. Ho solo letto un articolo sul giornale dove un consigliere comunale (che opera nel settore funebre) dichiara che a Sesto San Giovanni è deceduto un collega. Mi pare una notizia molto grave, se vera. Non ho informazioni di imprese funebri di Sesto San Giovanni in quarantena. Questo è certamente pericoloso per tutti, soprattutto per i clienti e i loro famigliari.

Se un consigliere comunale avesse tali notizie, a mio giudizio, in qualità di soggetto che ricopre una carica pubblica, avrebbe dovuto attivarsi per far mettere quella precisa azienda in quarantena, non limitarsi semplicemente a dichiararlo ai giornali. Ne va della salute di molti. E se poi queste persone contagiate, per il lavoro che fanno, si recano nelle Rsa e negli ospedali, o nelle case private? Ecco un altro, possibile e probabile, tassello della diffusione del virus.

È comunque una domanda da fare alle autorità competenti. A mio giudizio sarebbe grave se fosse vero che una azienda abbia continuato ad operare (nel settore funebre poi…) come se nulla fosse, anteponendo interessi economici privati a quelli di salute pubblica (e poi ci si lamenta del mancato guadagno). E che un consigliere comunale affermi questo mi pare di difficile comprensione; per questo si confida in un chiarimento!

 

Emergenza coronavirus: un consiglio a chi ha un decesso?

Cercare una primaria azienda certificata in qualità su internet. Senza dubbio. Chi viene proposto o si propone in ospedale è più caro e agisce fuori legge. Purtroppo il settore soffre la mancanza di soggetti adeguati, in grado di rispondere ai cambiamenti e alle emergenze in sicurezza. E il pericolo può essere dietro l’angolo, dove non te lo aspetti.

Ci può spiegare meglio?

Molti operatori, forti della loro “artigianalità”, hanno continuato a svolgere il proprio lavoro come se nulla fosse. I casi di esequie di infettivi – prima di adesso – sono stati rari e quindi in linea generale il settore è poco preparato. Forse anche perché non soggetto a forme di certificazione e sicurezza volontarie.

Riporto un esempio che può aiutare a comprendere quanto possa essere fonte di pericolo non adottare le massime cautele di prudenza: si pensi al tavolino e il registro firme. In occasione di un lutto era usanza posizionare nelle parti comuni del condominio e/o in chiesa un tavolino addobbato sul quale riporre il registro firme per i parenti, la penna e magari anche altre cose.

Bene, anzi, male! Adesso statene lontani o usatelo con attenzione, poi lavatevi subito le mani!

Il tavolino, il registro firme, la penna e il correlato addobbo sono posizionati nelle parti comuni condominiali, zone di forte passaggio: molte persone usano la penna, toccano il registro firme, gli addobbi; sicuramente ci espirano sopra e potrebbero starnutirci sopra o tossire nelle vicinanze.

È evidente quindi come tutto diventi oggetto ad alto rischio e possibile luogo di deposito del virus (covid-19 coronavirus).

Chiedetevi quante imprese provvederanno poi alla corretta sanificazione di tutti i materiali usati dopo che lo avranno ritirato: siete disponibili a scommettere la vostra salute su tale convincimento?

Il consiglio è di stare lontani dai tavolini e dai registri firme che, in questo periodo, non andrebbero messi o, se messi, dovrebbero riportare gli estremi dell’avvenuta sanificazione dei materiali.

Certo anche questo può sembrare triste nei confronti di un caro appena deceduto, ma riflettete sul rischio e se ne vale la pena. Se la vostra impresa funebre non ci ha pensato o non ci pensa, pensateci voi. Tutelate voi e i vostri vicini/condomini: non mettete il tavolino e il registro firme.

Vi fidereste, poi, a custodire quel registro firme rimasto nell’androne condominiale, toccato e, non dico altro, per diversi giorni?

Fate la vostra parte, la collettività e il vostro caro, da lassù, vi ringrazieranno.

Il consiglio è sempre quello: guardate il lavoro che viene eseguito, riflettete e, se capita, affidatevi ad aziende serie, che sanno quello che fanno. Scegliete con cura. Non affidatevi a qualcuno che fa capolino solo nel momento del dolore e unicamente perché magari opera da tanti anni, cercate chi è in grado di gestire questo delicatissimo momento con la dovuta professionalità ed esperienza e avendo a cuore la vostra salute. Con il massimo rispetto dei profili economici e quindi dei Vostri soldi.