La guerra tra gli outlet del funerale: il marchio è registrato

DA MILANO INTIMANO L’ALT ALLE POMPE FUNEBRI DI GROSSETO

25 agosto 2013

IL TIRRENO – Gruppo Editoriale L’Espresso Spa

di Francesca Gori

GROSSETO. Giù le mani dal marchio: l’Outlet del funerale esiste già, è a Milano, ed è nato grazie all’idea di un commercialista che insieme ad alcuni imprenditori ha deciso di fornire servizi funebri a basso costo, rispetto a quelli di mercato. Casse da morto, noleggio carro funebre, manifesti e fiori a prezzi vantaggiosi, il core business della società che si chiama proprio L’outlet del funerale e che non ha gradito granché la pubblicità realizzata da Eugenio Grandini, titolare dell’omonima impresa di pompe funebri di Grosseto.

«Siamo certi della buona fede dell’imprenditore – dice Daniele Contessi, il presidente della società milanese – e lo contatteremo proprio per spiegargli che il nostro è un marchio registrato e non può essere utilizzato da altre aziende. Se però ci rendiamo conto che c’era la volontà di utilizzare il nostro brand, o se invece verranno stampati altri manifesti con quella dicitura, procederemo per vie legali». Tre anni fa, quando a Milano è nato “L’outlet del funerale”, il presidente e i soci dell’azienda hanno infatti deciso di tutelare quel marchio registrandolo. «E non solo in una dicitura – spiega ancora Contessi – ma almeno in tre o quattro varianti diverse». Da allora, poi, è scoppiata una vera e propria guerra. Non solo in Lombardia, dove più di un operatore ha avuto da storcere la bocca. «Il problema nel nostro settore – aggiunge Contessi – è soltanto uno: le persone che sono costrette ad organizzare un funerale non hanno parametri di riferimento. Ma basta pensare, ad esempio, al costo di un televisore lcd. Oggi se entriamo in un supermercato sappiamo che possiamo trovare tv a 250 euro, ad esempio. Ecco, una bara che è costituita da quattro assi di legno quanto la dobbiamo far pagare?». E proprio a partire da questo principio che la società milanese riesce ad organizzare funerali a millecinquecento euro tutto compreso. Esattamente come la società grossetana che ha realizzato i cartelloni pubblicitari in via della Repubblica. «Noi non utilizziamo nemmeno bare che abbiano piccoli difetti – continua il commercialista – perché i prezzi di una cassa da morto liscia si aggirano sui 250 euro. Non avrebbe quindi senso fare in altro modo».

Non c’è però tra Milano e Grosseto una gara a chi organizza il funerale più bello spendendo meno. «C’è solo la questione dell’utilizzo di un marchio che è nostro – taglia corto il presidente – e che non può essere associato al nome di nessun’altra azienda». Insomma, di “Outlet del funerale” ce n’è soltanto uno. «Tante imprese comunque ci hanno chiesto di poter utilizzare il nostro sistema – spiega ancora Contessi – Nasceranno probabilmente altre aziende in franchising nel resto d’Italia. Ce l’hanno chiesto in tanti di poter aderire, ma abbiamo l’obbligo di controllare che venga seguita alla lettera la nostra filosofia. E soprattutto, che ci sia piena trasparenza nei confronti dei clienti».

Filosofia che è la stessa che ha spinto Grandini a realizzare quella pubblicità. «Nella maggior parte dei casi le intenzioni sono buone – dice ancora Contessi – ma ripeto: se qualcuno continua ad utilizzare il nostro marchio, saremo costretti a denunciarlo».


OUTLET DEL FUNERALE ® scoppia la guerra «Marchio registrato»

Una società milanese su tutte le furie per la pubblicità Il presidente: «Ok se in buonafede, altrimenti denunciamo»

25 agosto 2013

IL TIRRENO – Gruppo Editoriale L’Espresso Spa

di Francesca Gori

GROSSETO. Giù le mani dal marchio: l’Outlet del funerale esiste già, è a Milano, ed è nato grazie all’idea di un commercialista che insieme ad alcuni imprenditori ha deciso di fornire servizi funebri a basso costo, rispetto a quelli di mercato. Casse da morto, noleggio carro funebre, manifesti e fiori a prezzi vantaggiosi, il core business della società che si chiama proprio L’outlet del funerale e che non ha gradito granché la pubblicità realizzata da Eugenio Grandini, titolare dell’omonima impresa di pompe funebri di Grosseto.

«Siamo certi della buona fede dell’imprenditore – dice Daniele Contessi, il presidente della società milanese – e lo contatteremo proprio per spiegargli che il nostro è un marchio registrato e non può essere utilizzato da altre aziende. Se però ci rendiamo conto che c’era la volontà di utilizzare il nostro brand, o se invece verranno stampati altri manifesti con quella dicitura, procederemo per vie legali». Tre anni fa, quando a Milano è nato “L’outlet del funerale”, il presidente e i soci dell’azienda hanno infatti deciso di tutelare quel marchio registrandolo. «E non solo in una dicitura – spiega ancora Contessi – ma almeno in tre o quattro varianti diverse». Da allora, poi, è scoppiata una vera e propria guerra. Non solo in Lombardia, dove più di un operatore ha avuto da storcere la bocca. «Il problema nel nostro settore – aggiunge Contessi – è soltanto uno: le persone che sono costrette ad organizzare un funerale non hanno parametri di riferimento. Ma basta pensare, ad esempio, al costo di un televisore lcd. Oggi se entriamo in un supermercato sappiamo che possiamo trovare tv a 250 euro, ad esempio. Ecco, una bara che è costituita da quattro assi di legno quanto la dobbiamo far pagare?». E proprio a partire da questo principio che la società milanese riesce ad organizzare funerali a millecinquecento euro tutto compreso. Esattamente come la società grossetana che ha realizzato i cartelloni pubblicitari in via della Repubblica. «Noi non utilizziamo nemmeno bare che abbiano piccoli difetti – continua il commercialista – perché i prezzi di una cassa da morto liscia si aggirano sui 250 euro. Non avrebbe quindi senso fare in altro modo».

Non c’è però tra Milano e Grosseto una gara a chi organizza il funerale più bello spendendo meno. «C’è solo la questione dell’utilizzo di un marchio che è nostro – taglia corto il presidente – e che non può essere associato al nome di nessun’altra azienda». Insomma, di “Outlet del funerale” ce n’è soltanto uno. «Tante imprese comunque ci hanno chiesto di poter utilizzare il nostro sistema – spiega ancora Contessi – Nasceranno probabilmente altre aziende in franchising nel resto d’Italia. Ce l’hanno chiesto in tanti di poter aderire, ma abbiamo l’obbligo di controllare che venga seguita alla lettera la nostra filosofia. E soprattutto, che ci sia piena trasparenza nei confronti dei clienti».

Filosofia che è la stessa che ha spinto Grandini a realizzare quella pubblicità. «Nella maggior parte dei casi le intenzioni sono buone – dice ancora Contessi – ma ripeto: se qualcuno continua ad utilizzare il nostro marchio, saremo costretti a denunciarlo».


Pompe funebri: tempo di pulizia

Trasporto SalmaL’undici giugno 2013 sono stati arrestati quelli che erano i vertici delle Società Sofam Srl, La Varesina Srl e Gruppo Varesina Sofam Srl, ovvero del secondo grande player nel settore delle Pompe Funebri di Milano (e della Lombardia). Sono finiti in manette Mario Sciannameo e le figlie Paola e Sabina Sciannameo, D’Antoni Riccardo, Francesco Panzarino e Maurizio Cavalletti, tutti accusati di bancarotta fraudolenta in quanto sospettati di aver distratto soldi e beni da società poi fallite.

I Signori Mario Sciannameo e D’antoni Riccardo erano, fra l’altro, stati recentemente condannati rispettivamente a due anni e a due anni e sette mesi di reclusione dal Tribunale di Milano con riferimento all’operazione Caronte del 2008 che aveva portato alla luce in Milano il malcostume della corruzione degli inferimieri (degli Ospedali Niguarda, Policlinico e San Carlo) che percepivano mazzette per “segnalare” alle imprese di Pompe funebri i nominativi dei defunti.

Fra le persone di spicco condannate nell’operazioen Caronte anche i Signori Alcide e Massimo Cerato, i patroni di San Siro Srl ed American Funeral Srl, la maggiore impresa di Pompe Funebri di Milano.

Non c’è che da essere contenti, se si è di Milano……

Dalle conversazioni telefoniche intercettate presso le camere mortuarie degli Ospedali era infatti emerso che gli infermieri e gli operatori privati avevano posto in essere un sistema organizzato e regolato che ha consentito l’ assegnazione dei servizi funebri alle imprese al di fuori del libero mercato, attraverso l’organizzazione di un turno, la comunicazione di informazioni riservate alle imprese,la presenza di operatori privati dipendenti delle imprese nei pressi della camera mortuaria. Questa organizzazione ha consentito alle imprese di gestire a loro piacimento i servizi funebri ed agli addetti alla camera mortuaria di conseguire un arricchimento illecito rappresentato dai compensi percepiti per la segnalazione (circa 200 euro …….., ora gira voce che la segnalazione sia pagata anche 400 euro……) e per le attività collaterali, quali la vestizione delle salme. Le imprese avevano stabilito una vera e propria suddivisione in turni mensili, all’ interno dei quali ciascuna ditta godeva di un sostanziale monopolio.

Ora un gigantesco crac finanziario, stimato in corca 13 milioni di euro.

Ma allora, viene voglia di pensare, se si fallisce allora nememno più nelle Pompe funebri si guadagna.

Tempo di crisi per tutti,…. almeno così pare.

Speriamo che il vento delle pulizie in tale settore non si fermi in quanto, dalle segnalazioni ricevute, non sembra cambiato un granchè …..